Terapia cognitivo-comportamentale San Cesareo

Terapia cognitivo-comportamentale San Cesareo

L’approccio utilizzato dalla terapia cognitivo-comportamentale, è basato sul presupposto che i
nostri pensieri influenzano le nostre emozioni e i nostri comportamenti.

In particolare, questo approccio si basa sull’idea che un modo di pensare logico, congruente con la
realtà, flessibile e funzionale, favorisca il benessere psicofisico dell’individuo ed un buon livello di
adattamento. Infatti, il pensiero irrazionale, illogico, basato su assunti non validati o su deduzioni
erronee o su generalizzazioni o esagerazioni, ostacola il benessere dell’individuo ed il
raggiungimento dei suoi obiettivi, portando, come conseguenza, a stati emotivi negativi.

La terapia
cognitivo comportamentale offre la possibilità di una forma di pensiero che abbia una visione
realistica degli avvenimenti, senza escludere gli aspetti negativi, ma senza ingigantirli; l’obiettivo è
quindi quello di favorire una modalità di pensiero costruttivo e funzionale nel dover affrontare le
difficoltà, e che quindi, anche provando emozioni negative, sia in grado di gestirle piuttosto che
esserne sopraffatto.

Tutto ciò avviene attraverso un percorso di conoscenza delle emozioni, ma anche di consapevolezza
dei pensieri e dei processi che sottostanno ai comportamenti disfunzionali; l’obiettivo è quello di
fornire strategie pratiche, utili per mettere in discussione i pensieri negativi, che verranno poi
trasformati in pensieri razionali, questi a loro volta favoriranno un cambiamento a livello cognitivo,
sul piano della gestione delle proprie emozioni e, di conseguenza, anche una maggiore regolazione
del comportamento.

La terapia cognitivo comportamentale ha diversi punti di forza: è efficace su una vasta gamma di
disturbi psicologici del bambino e dell’adolescente; essendo ancorata alla ricerca scientifica i suoi
metodi vengono sottoposti a verifica; è efficiente, in quanto giunge alla soluzione di buona parte dei
disturbi del bambino e dell’adolescente in tempi relativamente brevi.

Solitamente il lavoro effettuato con il bambino/ragazzo viene affiancato da un lavoro parallelo di
Parent Training, ovvero incontri di consulenza effettuati con i soli genitori, al fine di informarli e
guidarli all’utilizzo delle migliori strategie educative, di aumentare la loro capacità di analisi dei
comportamenti del bambino/ragazzo e migliorare le tecniche comunicative con il bambino/ragazzo.
Un altro importante coinvolgimento è quello della scuola; infatti, è bene che siano previsti anche
incontri con le insegnanti, sia al fine di guidarli ed informarli sulle migliori strategie da utilizzare, di
migliorare la loro comunicazione con l’alunno e di migliorare l’analisi dei comportamenti messi in
atto dall’alunno, ma anche per poter integrare le informazioni del clinico con le osservazioni del
comportamento del bambino o ragazzo in un altro contesto di vita, ovvero, la scuola e l’interazione
con i compagni.

L’intervento può comunque svolgersi su più livelli, sulla base delle persone coinvolte e del livello
di coinvolgimento richiesto. Sono diverse le possibilità attuabili, in base alla specifica situazione da
trattare: possono essere effettuati incontri solo con il bambino o ragazzo; incontri con il
bambino/ragazzo, genitori ed insegnanti; oppure incontri con i soli genitori ed insegnanti, o, infine,
solamente genitori. Ovviamente i vari livelli non sono mutualmente escludentisi, ma a volte si rende
necessaria un’integrazione in particolare quando, durante il percorso terapeutico, avviene un
cambiamento nella situazione del bambino o della famiglia.

Nel caso di un bambino sono i genitori a cercare aiuto per il proprio figlio; il bambino spesso non è
pienamente consapevole delle sue difficoltà ed il fatto di dover andare da un estraneo per ricevere
aiuto, potrebbe essere da lui vissuto come una sorta di punizione per essere stato cattivo, nel caso di
ragazzi più grandi potrebbe addirittura instaurarsi il pensiero che siano malati. Il bambino, ma anche
il ragazzo, non è sempre a conoscenza di coetanei che abbiano avuto bisogno di essere aiutati per il
proprio comportamento e potrebbe, quindi, arrivare a considerarsi diverso dagli altri. Può mostrarsi
spesso reticente a riferire le proprie difficoltà, ma potrebbe anche avere difficoltà a comprendere la

connessione tra pensieri, emozioni e comportamenti. A volte può accadere che il bambino e,
soprattutto, il ragazzo consideri le sue difficoltà un difetto da tenere nascosto, per cui si mostrerà
piuttosto riluttante ad aprirsi, sarà dunque di cruciale importanza il rapporto che lo psicologo
riuscirà ad instaurare con loro; per questo la prima fase del trattamento sarà dedicata all’istaurarsi di
un’alleanza terapeutica con il bambino o con il ragazzo, la durata di questa fase non è calcolabile a
priori, perché i tempi sono differenti per ognuno di loro, ma, data la sua importanza al fine di
raggiungere gli obiettivi terapeutici, è di fondamentale importanza dedicare il tempo necessario
senza forzature.

Per instaurare un buon rapporto, è importante che lo psicologo spieghi al bambino/ragazzo il suo
ruolo, in un modo che lui possa comprendere; è importante anche cercare di capire come lui
percepisce le proprie difficoltà e come percepisce le reazioni dei genitori e degli insegnanti ai suoi
comportamenti.

La terapia viene adattata all’età del bambino o ragazzo che vi viene sottoposto, cercando di adattare
i materiali utilizzati in modo da essere adatti al livello di sviluppo cognitivo, per favorire la
comprensione, e che siano in grado di stimolare la loro partecipazione ed il loro interesse.
Le maggiori problematiche a cui viene applicato questo approccio terapeutico sono le difficoltà di
regolazione del comportamento, come ad esempio nel caso di disturbi comportamentali quali il
disturbo oppositivo-provocatorio, l’iperattività-adhd ed i disturbi della condotta, oppure nel caso di
un disagio emotivo, come ad esempio disturbi di ansia, depressione, difficoltà relazionali, bassa
autostima (molto frequente anche in casi di disturbo dell’apprendimento).