Logopedista San Cesareo

Logopedista San Cesareo

CHI E’ IL LOGOPEDISTA?

Il Logopedista è il Professionista Sanitario formato a livello universitario tramite il Corso di Laurea di primo livello in
Logopedia.

COSA FA IL LOGOPEDISTA?

Il Logopedista si occupa:

della valutazione delle capacità comunicative;
della stesura di un piano d’intervento;
del trattamento riabilitativo;
della verifica continua dell’intervento;
del counselling, volto a sostenere il paziente e la sua famiglia nel percorso rieducativo
e frequentemente attua il suo intervento all’interno di un progetto condiviso con una equipe multiprofessionale. Il
logopedista non fornisce una diagnosi, perché non è un medico.

DI COSA SI OCCUPA IL LOGOPEDISTA?

Disfonia, ovvero quando manca la voce, oppure è debole, oppure è rauca per qualsiasi motivo.
Balbuzie, disfemia: ovvero quando parlando ci si “inceppa” o non riesce parlare in modo “sciolto”
Disartria, ovvero quando ci sono difficoltà ad articolare la parola per un problema neurologico (ad esempio nelle
paralisi cerebrali infantili, nella malattia di Parkinson, nelle sclerosi multiple etc.).Disturbo fonetico (dislalie), ovvero gli errori di pronuncia.
Disfagia, ovvero i disturbi della deglutizione e/o dell’alimentazione, che derivano da danni neurologici,
traumatici, da alterazioni delle strutture della bocca o in sindromi.
Deglutizione atipica cioè una deglutizione in cui la lingua spinge contro i denti;
Disturbi evolutivi del linguaggio, ovvero il ritardo o la distorsione delle tappe di acquisizione del linguaggio, in
cui rientrano i disturbi specifici di linguaggio.
Disturbi specifici di apprendimento, quali ad esempio:
– la difficoltà “a leggere” – dislessia
– la difficoltà “a far di conto” – discalculia
– la difficoltà a dire e/o costruire correttamente la frase
– la difficoltà a scrivere bene e senza commettere errori ortografici – disgrafia e disortografia.
Le difficoltà di comunicazione o di linguaggio, di origine genetica (es. Sindrome di Down) o acquisite in età
evolutiva (ad es. meningoencefaliti neonatali, prenatali, etc) o in età adulta o involutiva (afasia, demenza, disturbi cognitivo-comunicativi, etc).
I disturbi di comunicazione dovuti a sordità.
Le difficoltà di comunicazione e linguaggio nelle persone con disturbo pervasivo dello sviluppo (autismo).
Le difficoltà di linguaggio di varia natura come ad esempio in soggetti iperattivi con difficoltà nella relazione.
Le difficoltà di linguaggio da inadeguatezza socio-culturale.
Le difficoltà del linguaggio nel multilinguismo.

COME INTERVIENE IL LOGOPEDISTA nella DISPRASSIA?

La disprassia è una patologia neurologica complessa che interessa la percezione (include la vista, l’udito, il tatto, la
propriocezione e la consapevolezza del proprio corpo nell’ambiente) e la coordinazione muscolare (difficoltà a
compiere movimenti volontari, coordinati tra loro, in funzione di uno scopo).

La disprassia può presentarsi
singolarmente od in associazione ad altri disturbi quali ad esempio ipermobilità mandibolare, difficoltà di
articolazione nel linguaggio, disturbi di apprendimento, disturbi di attenzione ed iperattività; per tale ragione è
fondamentale la diagnosi precoce.

Il logopedista interviene in tutte le fasi del percorso terapeutico:
1. Bilancio logopedico: strumento fondamentale per la stesura del progetto riabilitativo che deve essere
condiviso con la famiglia e con gli operatori coinvolti; l’obiettivo del bilancio è quello di valutare le abilità del
bambino/adulto, le compromissioni presenti a livello muscolare – propriocettivo – deglutitorio – linguistico ed
a stabilirne il grado di gravità (oltre a verificare la presenza di disturbi correlati) al fine di creare un
percorso riabilitativo mirato ed efficace.
2. Intervento logopedico: mirato alle esigenze specifiche del bambino/adulto emerse dal bilancio; la frequenza
con cui viene eseguito il trattamento dipende dalla gravità del disturbo e dai bisogni del singolo paziente.
3. Counselling: volto a sostenere la famiglia o i caregivers nel percorso abilitativo-rieducativo-riabilitativo. È
fondamentale, per condividere obiettivi di lavoro e strategie facilitanti e, per creare un ambiente che
favorisca la generalizzazione degli obiettivi. In età scolare è importante estendere il counselling anche alla
scuola al fine di monitorare i progressi nel contesto sociale del bambino/ragazzo e per fornire strategie
utile ai docenti per raggiungere il successo scolastico.